venerdì 17 aprile 2026

Another View

Kalia Vandever

Northern Spy

di Giuseppe Mavilla

Quarto album per la trombonista Kalia Vandever dopo In Bloom (2019) Regrowth (2022) We Fell In Turn» (2023) ma bisogna anche citare il suo trio Tilt con Isabel Crespo Pardo e Carmen Quill nonchè l’album Something We Once Knew realizzato nel 2024. Non ancora conosciuta, è stata per me una piacevole scoperta incrociare la sua esclusiva espressività quando lo scorso autunno mi è stato recapitato, tramite il suo ufficio stampa, questo suo ultimo lavoro intitolato Another View.

Album intenso e coinvolgente sia nelle sue dinamiche narrative sia nell’ interplay, contraddistinto da ritmi ostinati e geometrie sinuose. Con lei a dare vita, corpo e luce a quelle che poi potrebbero essere definite “ballads” ci sono Kanoa Mendenhall al contrabbasso, Kayvon Gordon alla batteria ed una amica della Vandever, ovvero, la strepitosa Mary Halvorson alla chitarra. Ed è proprio la Halvorson con uno sfarfallio di note della sua sei corde ad introdurre “Starting At The Cracked Window” traccia d’aperura della selezione di cinque brani, tutti originali, contenuti nel cd. L’esposizione del tema segue l’intro, con la Vandever in primo piano, per poi dare spazio ai soli, il primo della stessa Vandever il successivo della Harvolson. 

Su un tappeto ritmico ostinato il trombone della Vandever si esprime lirico e avvolgente mentre il solo della Halvorson piroetta umori jazz-blues. A seguire “Whitholding” con l’intro di due note ostinate che si muovono sull’arpeggio della Halvorson. Dopo poco meno di due minuti il trombone vaga libero a suo piacimento e il quartetto mette da parte ogni costrizione mentre la performance lievita. “Cycle in Mourning” si apre con l’archetto del contrabasso della Mendenhall, intenta a plasmare   un elemento da sviluppare ed irrorare di suoni e colori. Si affianca subito il trombone della Vandever che disegna una melodia che presto acquisisce corpo dispiegando il vibrato chitarristico della Halvorson in un crescendo di totale improvvisazione. 

Con “Unearth Wath You Already Knew” si torna al ritmo ostinato delle due ballad iniziali con un dialogo tra trombone e chitarra a cui seguono l’esposizione del tema e i soli della Mendenhall e della Halvorson. Si chiude con “In My Dream House” sinuosa e zigzagante con il trombone in primo piano e a seguire è ancora la Halvorson a illuminare la scena con un’altra splendida performance della sua sei corde. Dopo c’è spazio per un breve e scoppiettante solo della Gordon, alla batteria, prima della ripresa del tema. 

Per questo lavoro la Vandever ha trovato ispirazione nelle memorie di Carmen Maria Machado raccontate nel volume che porta lo stesso titolo del brano appena citato, il risultato  è un album che lascia stupiti ascolto dopo ascolto. 

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