sabato 21 dicembre 2013

Book of Three Continuum (2012)

Taylor Ho Bynum
John Hébert
Gerald Cleaver

Relative Pitch


Dopo esserne stato allievo oggi il trombettista e cornettista Taylor Ho Bynum è uno dei musicisti fissi negli ensemble del grande Anthony Braxton, ma la sua attività si esplica notevolmente anche all'infuori dell'ambito relativo al sassofonista chicagoano. Uno dei suoi progetti più riusciti è di certo questo Book of Three Continuum 2012 in compagnia di John Hébert al contrabbasso e dell'onnipresente Gerald Cleaver alla batteria. Un progetto tutto da scoprire e da gustare che si delinea in fitto rapporto interattivo fra tre musicisti che condividono insieme percorsi libertari e stimoli innovativi. Ma il tratto caratterizzante di questo progetto, già arrivato alla sua seconda emissione,  è il climax rarefatto, nebbioso e soffuso insito nell'interplay fra i tre. Se poi non ci dimentichiamo (impossibile che accada) delle loro esclusive peculiarità tecniche e artistiche preponderanti, allora dobbiamo prendere atto che ci ritroviamo di fronte ad una produzione di rilievo già in circolazione dai primi mesi di questo 2013 oramai emanante i suoi ultimi vagiti vitali. Ho Bynum è oggi un musicista oramai maturo con un bagaglio espressivo, variegato e bizzarro, dotato di una ispirata creatività artistica esorbitante; Hébert dal canto suo è  apprezzato e richiesto in vari ambiti, un musicista che ha già dato prova anche delle sue capacità creative con vari album a suo nome tra i quali vorrei segnalarvi  Byzantine Monkey  non a caso recensito in questo blog. Anche qui il suo ruolo è fondamentale, quasi un collante tra quelle che io ho sempre definito elucubrazioni sonore, riferendomi ai sollazzi imprevedibili di Ho Bynum, e le preziose e sempre attinenti ritmiche percussive di Cleaver, a mio parere un indiscutibile maestro della batteria. Il cd si apre all’insegna di un godibile umore free bop di cui è fortemente impinguata la “Comin’ On” di Bobby Bradford seguita da “Aware of Vacuity” firmata da Jim Hobbs che scopre la sua essenza, ipnotica e quasi danzante, custodita al suo interno e cellophanata in trame esplorative tra free e avanguardia. Da qui in avanti, per le rimanenti cinque tracce, vanno segnalate “Henry” firmata da Cleaver, un brano dalla struttura ballad e dalla ritmica propulsiva e quella contrappuntata, a tratti tribale di “Jamila” cavalcata con variegata espressività da Ho Bynum. Quando arrivano le dilaganti dinamiche free di “Jornal Square Complication” impinguate dalla loquacità cangiante della cornetta, si ha la certezza del valore accertato di questa produzione, sulla quale non potevo sottacere malgrado il ritardo con cui me ne sto occupando.

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