lunedì 5 novembre 2012

Dialect Fluorescent

Steve Lehman Trio

PI Recordings


Il sassofonista newyorkese Steve Lehman, classe 1978, è tra i propugnatori dell’avanguardia jazz  ed ha più volte dato prova delle sue tendenze, non ultimo il suo curioso album in ottetto: Travail, Transformation and Flow. La scorsa primavera è invece arrivato questo singolare Dialetct Fluorescent inciso in trio con il contrabbassista Matt Brewer e il batterista Damion Reed. E’ un’inaspettata virata verso territori più rassicuranti che non denotano di certo una rinuncia a scelte già consolidate bensì rispetto verso la tradizione e voglia di mantenere viva comunque una relazione di cui non si può fare a meno. Nasce con questo intento il cd di cui sto scrivendo dove accanto a cinque composizioni originali, firmate dallo stesso Lehman, troviamo quattro reintepretazioni di altrettanti brani più o meno celebri. E’ un Lehman dal piglio nervoso, coadiuvato da una ritmica pulsante assicurata dal duo Brewer-Reed, ma l’apertura è una solitaria intro del leader: “Allocentric” subito ripresa in trio sulla traccia seguente a definire il layout dell’album: fraseggi fulminei del sax alto di Lehman, liricità passionale e ostinata. Con questi presupposti viene riproposta "Moment’s Notice” di Coltrane che scorre veloce attraverso un’urgenza espressiva incalzante che non trascura alcun dettaglio. Ancora una non indifferente tensione attraversa i quattro, e poco più minuti, dell’originale “Foster Brothers” prima della nostalgica “Jeannine” di Duke Pearson dove i tratti bop, finora appena intravisti, si fanno più netti anche se pur sempre velati di modernità. Incessante la scansione ritmica del  contrabbasso di Brewer  e lo scoppiettante percussionismo di Reed nel reprise di “Pure Imagination” che riconduce al film Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato  perché il brano è parte della colonna sonora di quell’opera cinematografica. E' intriso di questi climi, Dialect Fluorescent, anche nella sua parte finale quando Lehman omaggia uno dei suoi grandi maestri, Jackie McLean, l’altro é Braxton, riproponendo “Mr.E” dello stesso sassofonista. Un album in cui sorprende la capacità del sassofonista newyorkese e del suo trio di muoversi con omogeneità espressiva fra brani originali e riproposizioni di standard, segno questo di grande maturità e audace visione della realtà jazz dei nostri giorni.

domenica 4 novembre 2012

The Foreign Legion

Ivo Perelman
Matt Shipp
Gerald Cleaver

Leo Records
                                                                           

Il sassofonista brasiliano Ivo Perelman non fa mistero delle eccellenti sinergie createsi all’interno del suo recente quartetto che comprende Matthew Shipp, pianoforte, Joe Morris, contrabbasso, Gerald Cleaver batteria. Sinergie così soddisfacenti per concezione del verbo jazzistico, per capacità di ascolto e comprensione, per duttilità di comportamento che lo hanno portato alla determinazione di esplorare ulteriori frangenti che la frammentazione del combo originario, in  duo o trio, avrebbero potuto rivelare. Ed ecco che dopo il riuscitissimo Family Ties, con Morris e Cleaver, arriva questo cd con Shipp e lo stesso Cleaver. Anche in questo caso le cose sono andate meglio del previsto e l’intuizione del sassofonista brasiliano è risultata indovinata. Il trio infatti viaggia in ideale sintonia per tutto l’arco delle cinque composizioni di cui si compone la selezione. Il pianoforte di Shipp crea un flusso sonoro denso di armoniche e di ritmo che stimolano la creatività di Perelman impegnato in una libertà espressiva dilagante e inarrestabile. Il suo sax sembra emulare il vociare umano: un flusso di gemiti, grida, lamenti ma anche di frasi liriche, di frammenti melodici straordinariamente toccanti. Esaltante il contributo in questo ambito di Cleaver alla batteria, tecnicamente sbalorditivo e fantasioso, sempre opportuno in ogni passaggio e capace di interpretare con il suo strumento le dinamiche di ogni brano. E’ un crogiuolo di inventiva e creatività in cui sono determinanti e inscindibili i tre musicisti impegnati in un contesto improvvisativo assolutamente predominante fin dalla prima traccia “Mute singing mute dancing”, un tappeto magmatico creato da Shipp e Cleaver sul quale Perelman si esprime con intenso vigore. Un’atmosfera che si placa con l’arrivo di “Paul Kline” traccia n.3, introspettiva e sospesa con l’intro al pianoforte di Shipp ricco di bagliori lirici affascinanti ai quali si accosta Perelman con fraseggi in bilico tra melodia ed estro virtuosistico. E’ questa la traccia di mezzo mentre le altre due rimanenti, “Sketch o fan wardrobe” e “An abstract door” ritemprano l’ambient in un ulteriore vortice nervoso e trascinante. Chiudo con una annotazione curiosa che riguarda i titoli dei brani di questo lavoro per i quali Perelman ha consultato la biografia dello scrittore brasiliano Clarice Lispector, deceduto nel 1977 e molto seguito in tutta l’America Latina.


domenica 28 ottobre 2012

Uomini di Terra

Pasquale Innarella Quartet

Terre sommerse


Con un chiaro e voluto riferimento a personaggi come Giuseppe Di Vittorio e Rocco Scotellaro il sassofonista Pasquale Innarella ha scelto di imprimere  a questa sua produzione live, registrata il 15, 16 e 17 marzo 2012 al Riunione di Condominio Music Club di Roma, una impronta strettamente legata alla realtà contadina ovvero agli Uomini di terre come il titolo dello stesso cd e alle lotte  che questa categoria nel corso degli anni ha sostenuto. Con lui sono: Francesco Lo Cascio,vibrafono e percussioni, Pino Sallusti, contrabbasso e Roberto Altamura, batteria, in una serata vissuta con la forza delle idee e con la musica nell’anima. E’ questo ciò che traspare da una performance intensa e coinvolgente senza pause e cedimenti di sorta giocata ad un ritmo serrato, spezzato solo per dare spazio a qualche ballata come accade nel rifacimento di un brano di Vinicio Capossela, “Non è l’amore che va via” e nella ripresa della famosa “Malayka” firmata da Fadhili William. Tutto il resto è jazz di alto livello, spesso intriso di blues come nella conclusiva “Blued”, fra temi dall’ampio respiro e di facile assimilazione e una straripante attività improvvisativa che nel complesso denotano le gradi doti stilistiche  e le pregevoli intuizioni che da sempre hanno contraddistinto Innarella qui affiancato dal magico cromatismo del vibrafono di Lo Cascio e da una sezione ritmica che sposa in pieno gli umori del leader. Il sassofonista irrompe sul pentagramma con un’energia dirompente e quando decide di andare oltre lo fa con la voglia di uscire dagli standard più canonici ricercando sonorità anche abrasive o distorte sempre fortemente imbevute di quel pathos che non manca mai di dispensare con le sue note. Basta ascoltare l’iniziale “L’Uomo delle Terre” o la successiva “Flowers for Rocco Scotellaro” dedicata al grande scrittore per rendersi conto quanto il sassofonista sia stato ispirato da questo personaggio e quanto viva queste ispirazioni nell’ambito della performance. Grande musica e grandi vibrazioni, fruibili su cd, anche questa volta grazie all’impegno dell’etichetta Terre Sommerse della cui collana Jèi questo cd fa parte senza dimenticare il prezioso libretto di cui è corredata la confezione e dove sono riportati tra gli altri scritti di Giuseppe di Vittorio e Placido Rizzotto.