mercoledì 12 giugno 2019

Stone

Satoko Fujii

Libra



di Giuseppe Mavilla

C’è una musicista unica nel panorama musicale contemporaneo con una ampia visione del jazz che spesso travalica per invadere altri orizzonti espressivi. E’ la pianista Satoko Fujii, sicuramente prolifica più di quanto si possa immaginare, con le sue orchestra sparse in varie parti del mondo, i diversi gruppi di cui è parte, il sodalizio con Natsuki Tamura, suo compagno di vita e le collaborazioni più o meno durature con vari musicisti. Lo scorso anno ha superato ogni aspettativa realizzando un album al mese per dodici mesi e celebrando in questo modo i suoi sessantanni. 

Ad oggi la sua vena espressiva non mostra segni di cedimento se è vero che ha già pubblicato un nuovo album che, allo stesso modo della sua prima uscita del 2018, è un lavoro in totale solitudine. Questo recente Stone è però totalmente diverso dal solo dello scorso anno che evidenziava la vena lirica della pianista nipponica, è un album di ricerca, di approfondimento delle potenzialità espressive del pianoforte. Un gioco di invenzioni sonore, contaminando ogni parte dello strumento, generando un’ espressività che oltrepassa gli aspetti tradizionali e libera rumori ambientali e inusuali, magari attraverso l’uso di vari oggetti che nulla hanno a che vedere con uno strumento musicale.

 E allora accade che, ad esempio, la sua mano destra lavori sulla tastiera e la sinistra si intrufoli fra le corde interne o viceversa. Si inizia con “Obsius” minimalista, scarna e un po’ spettrale, seguita da “Trachyte” un impulso ostinato come un pensiero fisso e minimi segni di presenze umane. All’improvviso una parentesi lirica “River Flow” che trascende la cruda e rumorosa realtà della successiva “Lava” rumore di tuoni  prima che giunga la magia dei tasti bianchi e neri. E allora è una festa, un diluvio di note, la materia è diventata arte. E ancora “Icy Wood” un feedback, una nota, un fraseggio, un suono dal cuore dello strumento, una melodia che prova a prendere vita e il pianoforte conquista la scena. Sarà così fino alla fine, tra suoni distorti, ritorni al minimalismo, rumori urbani e lampi di liricità.

Ed è la sua arte, l’arte di una musicista, Satoko Fujii, che non pone confini e limiti alla sua creatività, appassionata e determinata a ricercare ogni possibile soluzione esplorativa del suono, della composizione, dell’improvvisazione.


domenica 9 giugno 2019

Rosa Parks Pure Love. An Oratorio of Seven Songs

Wadada Leo Smith


Tum


Ultimo recente lavoro per il trombettista Wadada Leo Smith pubblicato lo scorso febbraio in concomitanza con l'anniversario della nascita dell'eroina dei diritti civili americani, Rosa Parks, a cui questo album è profondamente ispirato. Un album che Smith ha voluto anche dedicare alla sua famiglia e in particolare alle sue otto figlie, per il supporto che gli assicurano nell'esercizio della sua arte. Un album con il quale ha voluto anche ricordare gli anni della Creative Construction Company, gruppo di cui è stato componente accanto ad Anthony Braxton e agli ormai defunti Leroy Jenkins e Steve McCall. 

Sette porzioni sonore che comprendono in totale ben 15 brani, sono la sostanza di un album variamente articolato dove Smith convoglia il jazz più avanzato, la musica classica, quella da camera e il canto lirico, nelle loro forme contemporanee, nonché il suo unico linguaggio espressivo Ankhrasmation qui codificato in vari panel. Per tutto ciò si attornia del Blue Trumpet Quartet dove lo troviamo al fianco di Ted Daniel, Hugh Ragin e Graham Haynes; di un batterista (Pheeroan akLaff); dell' elettronica (Hardedge); di tre vocalist: un' afro-americana (Karen Parks), un' asiatica (Min Xiao-Fen) e una latina (Carmina Escobar). E ancora di un quartetto d'archi (RedKoral Quartet) che ha suonato con lui per l'incisione di Ten Freedom Summers, con Shalini Vijayan e Mona Thian, violini; Andrew McIntosh, viola; Ashley Walters, violoncello). In più ad intervallare alcuni di questi brani ci sono i brevi estratti di “Composition 8D” di Anthony Braxton tratta da For Alto; il drum set “N.2” tratto da Air Time degli Air; “Keep On Trucking, Brother (A Message To Bruce)” tratto da Solo Concert di Leroy Jenkins ed “EP-1” dello stesso Wadada Leo Smith tratto da Creative Music -1. 


Un nutrito numero di musicisti per vari ambiti, quelli su cui l'album si muove, ad iniziare dalle songs di cui Smith ha scritto oltre la musica anche i testi, a parte in un caso dove è stato usato un testo della stessa Rosa Parks. “The Montgomery Bus Boycott – 381 Days of Fire” è la prima delle sette songs contenute nell'album ed è interpretata da Min Xiao-Fen, accompagnata dal Redkoral Quartet, con il quale l'interprete asiatica interagisce non solo con la sua sublime vocalità ma anche con la pipa, strumento musicale a corde cinese. Racconta, il testo, dei giorni della rivolta, quelli che seguirono a quel 1° dicembre del 1955, quando la Parks si rifiutò di cedere il suo posto a sedere ad un bianco sul Montgomery Bus in Alabama. 


L'album si apre con l'irruzione di fiati e batteria in un clima teso che lievita non poco nella successiva “Vision Dance 1: Resistance and Unity” dove il Redkoral Quartet ed il Blue Trumpet Quartet intrecciano i loro furori espressivi. L'ambient si dipana attraverso momenti di grande introspezione, quello creato dai vari brani interpretati dalle tre vocalist, e porzioni esclusivamente strumentali dove si susseguono scrittura e improvvisazione. Interpretazioni struggenti, attraverso il canto lirico, che toccano argomenti quali la conquista della libertà, l'esercizio della democrazia, il profondo rispetto per ogni essere umano; interludi sonori che si alternano alle interpretazioni vocali sintetizzando, in un'unica espressione musicale, varie forme espressive  all'interno un mosaico così magnificamente tracciato da risultare immenso ma meravigliosamente racchiuso, con razionalità e misura, in un'opera unica e irrinunciabile.

domenica 19 maggio 2019

CENTRODARTE19

SATOKO FUJII & MYRA MELFORD

VENERDÌ 24 MAGGIO 2019 ORE 21.00 • SALA DEI GIGANTI AL LIVIANO, PADOVA • ESCLUSIVA NAZIONALE




Altro evento da non perdere a Padova per il prossimo venerdì 24 maggio 2019 quando, ancora a cura del Centro d'Arte degli Studenti dell'Università di Padova, alla Sala dei Giganti al Liviano arriveranno Satoko Fujii e Myra Melford due esponenti dell'avant jazz. In concerto in duo così come nel loro album registrato dal vivo al Maybech Studio di Berkeley in California il 14 settembre del 2007 e poi pubblicato nel 2009 dalla Libra Records.
Mi piace qui riproporvi la mia recensione dell'album che scrissi quell'anno per Il Giornale della Musica pubblicata sul numero 9 del settembre 2009.

mercoledì 13 marzo 2019

Intervals II

Franco D'Andrea Octet

Parco della Musica



di 
Giuseppe Mavilla

ll Top Jazz 2018 ha eletto Franco D'Andrea musicista dell'anno premiando nel contempo Intervals I, inciso in ottetto, come migliore disco italiano dell'anno. Un verdetto che arricchisce il già cospicuo palmarès del pianista di Merano che ha di fatto collezionato, nell'ambito del riconoscimento assegnato annualmente dalla rivista Musica Jazz, ben 12 Top Jazz come miglior artista italiano, cinque per il migliore album e due per la migliore formazione. Riconoscimenti sicuramente strameritati dal nostro mentre lo scorso novembre , come già annunciato  al momento dell'uscita dell'album premiato, veniva pubblicato il secondo capitolo del progetto, ovvero, Intervals II. 

Se avete letto la recensione e se conoscete Intervals I saprete che in esso è contenuta la registrazione del concerto tenuto dall'ottetto al Parco della Musica di Roma il 21 marzo del 2017, mentre in questo secondo capitolo è inclusa la relativa sessione di prove svoltasi il pomeriggio dello stesso giorno. E' un'interessate scelta, quella fatta da D'Andrea, che intende così mostrare come cambia l'approccio ai brani e quindi le due performance in relazione agli ambient in cui si svolgono. E mi viene da evidenziare, in particolare, la variabilità delle dinamiche fra l'una e l'altra incisione. In Intervals I l'ottetto sembra viaggiare spedito senza guardarsi troppo intorno; in Intervals II D'Andrea e soci appaiono impegnati nell'approfondimento di quella sintesi esclusiva e riuscita fra passato e presente, fra guardarsi indietro e nello stesso tempo sporgersi verso il futuro  che è poi l'essenza della filosofia jazz del musicista di Merano. Due facce, in qualche modo diverse, della stessa medaglia ma egualmente interessanti ognuna per le peculiarità che la distinguono dall'altra. 

Rimandandovi a questo punto alla mia recensione di Intervals I, che potete leggere qui, in questo secondo capitolo ritroviamo naturalmente la stessa formazione, con D'Andrea affiancato da Andrea Ayassot ai sax alto e soprano; Daniele D'Agaro al clarinetto; Mauro Ottolini al trombone; Enrico Terragnoli alla chitarra; Aldo Mella al contrabbasso; Zeno De Rossi alla batteria e Luca Roccatagliati alle elettroniche. E ritroviamo il medesimo layout espressivo dell'ottetto, ultimo e recente traguardo di un percorso che D'Andrea svolge da anni forte della sua ampia cultura musicale e dell' inesauribile voglia di innovare il suo verbo jazz. 

Nel progetto Intervals il nostro è particolarmente concentrato sulle cosiddette aree intervallari ossia temi, frasi musicali, riff che diventano punti di partenza di un' improvvisazione collettiva e di un'interazione a cui prendono parte tutti i componenti dell'ottetto e in cui si mescolano sonorità timbriche di varia estrazione. E' un caleidoscopio sonoro ed espressivo inedito che si sviluppa in modo estemporaneo sia quando si eseguono brani dai temi già ben definiti come “Traditions n.2” e sia quando ci si imbatte nell'ostinazione ritmica di “Monodic”. Brani in cui tutto ha origine da brevi spunti o micro intuizioni che diventano punti di partenze di quelle improvvisazioni di cui scrivevo prima. Penso ad “Intervals 5” abrasiva e incalzante, alla frenetica “Intervals 6” ma anche a “Air Waves” una tavolozza sonora assolutamente imprevedibile nelle sue evoluzioni e nelle sue debordanti inflessioni. E ancora come non evidenziare la geniale e contaminata riproposizione di una delle perle del repertorio di Lenny Tristano, quella “Turkish Mambo” nota anche perché per inciderla, per la prima volta nella discografia jazz di quei tempi, siamo nel 1955, viene utilizzata la registrazione multitracce. 

Potrei dilungarmi ancora a descrivere altri episodi di questa produzione ma mi fermo qui per lasciarvi il piacere di scoprire da voi le magnificenze di “Intervals II” un’altra tappa del più recente progetto di Franco D’Andrea.

domenica 24 febbraio 2019

Crossroads 2019


XX Edizione
28 febbraio – 7 giugno 2019

comunicato stampa

Il giro del mondo in…100 giorni: quelli del festival Crossroads, che celebra la sua ventesima edizione con una cifra tonda e altisonante, coinvolgendo oltre 500 artisti in più di 70 concerti, sparsi su tutto il territorio dell’Emilia-Romagna. Un vero festival itinerante non solo nelle scelte artistiche ma anche nel continuo spostamento da un estremo all’altro della regione passando per oltre venti comuni. Dal 28 febbraio al 7 giugno, star e nuove leve del jazz, dellatin, delle contaminazioni etniche e delle più varie musiche improvvisate saranno on the road lungo le strade emiliano-romagnole. Simbolo altisonante degli incroci tra stili, culture e geografie è il duetto di pianoforti che riunisce due stelle come Stefano Bollani e il cubano Gonzalo Rubalcaba, che suoneranno assieme in prima assoluta a Piacenza (27 marzo, Teatro Municipale): una prima mondiale che è anche la loro unica data italiana.
Crossroads 2019 è organizzato come sempre da Jazz Network in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna e con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e di numerose altre istituzioni.

giovedì 14 febbraio 2019

Volverse

Rosa Brunello Y Los Fermentos

Cam Jazz




di  
Giuseppe Mavilla

Mentre il nuovo album di Rosa Brunello Y Los Fermentos è  in uscita o forse è già uscito, dipende da quando leggete questa recensione, voglio comunque raccontarvi di questo Volverse, terzo album del gruppo della contrabbassista già apprezzata nell’ambito degli Omit Five di cui potete leggere qui e qui le relative mie recensioni. 

Questa è la terza opera per la musicista veneta, dopo i già apprezzati “Camarones A La Plancha”  e “Upright Tales” realizzati con formazioni diverse, il primo in quintetto, il secondo con Y Los Fermentos, gruppo  formato oggi da Alessandro Presti alla tromba; Luca Colussi alla batteria, Filippo Vignato al trombone e all'elettronica e dalla stessa Brunello al contrabbasso. 

Un album registrato dal vivo alla Casa del Jazz di Trieste nel febbraio del 2017 e pubblicato poco meno di un anno fa. Un album di modern jazz con una selezione musicale che alterna a composizioni dalla struttura legata alla tradizione  brani dall'articolazione variabile, con sonorità arricchite dalle manipolazioni elettroniche di Vignato. La leader è il fulcro ritmico di riferimento del gruppo, lo fa  con una presenza determinata ma non invadente che, accanto al drumming fantasioso, puntuale e raffinato di Colussi, completa una sezione ritmica di gran pregio. 

I due fiati della coppia Presti-Vignato celebrano innanzitutto l'essenza lirica dei temi, quattro dei quali a firma della Brunello ed uno ciascuno a firma  Vignato e  Colussi, per poi concedersi spazi improvvisativi, sempre pianificati nella struttura dei brani, alimentando così le dinamiche espressive del combo. 

Il tutto è riscontrabile in brani come “Christamas Tree” introdotto dal solo di Colussi e dai luminosi fraseggi della tromba di Presti; “Pina Bausch” ritmicamente sostenuto, con il riff borbottante di Vignato contrappuntato dalla tromba di Presti. Un brano che si sviluppa in una costante e variegata mutabilità di ambient e di ritmi. E poi la title track, rarefatta e minimalista nell’intro,  lievita velocemente d’intensità interattiva fino a formare un magma sonoro da cui, quasi magicamente, prende corpo un tema dai chiari influssi mediterranei che, intervallato da porzioni improvvisative, porta alla fine del brano. 

Gli applausi  del pubblico e la presentazione dei musicisti del gruppo, ad opera della stessa Brunello, chiudono un album di pregevole fattura che difficilmente vi stancherete di ascoltare.

domenica 3 febbraio 2019

Musical Prophet: The Expanded 1963 New York Studio Session

Eric Dolphy

Resonance



di  Giuseppe Mavilla

Non so quanti di voi conoscano Hale Smith, compositore classico, però per raccontarvi di questa pubblicazione di Eric Dolphy, sassofonista, clarinettista e flautista, occorre proprio iniziare da lui. Era l'aprile 1964, quando Dolphy si accingeva a partire per un tour europeo come parte del gruppo di Charles Mingus, decidendo di lasciare a Smith una valigetta dove insieme ad alcuni effetti personali erano conservati delle incisioni relative alle sessioni del 1963 al Music Makers Studio di New York. 

Dolphy, come molti di noi sanno, da quel tour non tornò più perché un malore, a Berlino, pose fine alla sua vita e privò la scena jazz di quei tempi di uno dei più grandi musicisti mai esistiti. La valigetta  per mano di  Smith finì sotto la preziosa custodia del flautista James Newton e una parte di quei nastri registrati sotto la produzione di Alan Douglas, non facenti parte delle selezioni incluse negli album di Dolphy, Iron Man e Conversations, furono poi dati nel 2016 da Newton a Zev Feldman della Resonance Records, grande espolaratore e ricercatore di tesori musicali inediti perché dimenticati nei polverosi e crepati scaffali di studi di registrazione oramai dismessi. La conseguenza di questo passaggio da Newton a Feldman, di una parte dei nastri contenuti in quella famosa valigetta di Dolphy (ovvero le copie mono di quelle registrazioni) sono ora un triplo vinile uscito a Novembre e un cofanetto di tre cd edito lo scorso gennaio. Ad entrambe le edizioni si accompagna un prezioso libretto denso di foto ma anche di scritti  tra i quali quelli a firma di Newton, Feldman e ancora testimonianze dell'arte e delle virtù di strumentista di Dolphy, espresse da musicisti come Coltrane, Mingus, Coleman, Threadgill, Steve Coleman, Nicole Mitchell e tanti altri. 

Ma veniamo all'essenza vera e propria di quest'opera, ovvero alla selezione musicale in essa contenuta: tre cd per complessivi 19 brani di cui gli ultimi sette, quelli contenuti nel terzo cd, alternative takes di altrettanti brani distribuiti negli altri due. Ad accompagnare Dolphy all' alto sax, flauto e clarinetto basso, fior di musicisti come William "Prince" Lasha al flauto; Huey "Sonny" Simmons all’ alto sax, Clifford Jordan al sax soprano; Woody Shaw alla tromba; Garvin Bushell al fagotto; Bobby Hutcherson al vibrafono; Richard Davis e Eddie Kahn al contrabbasso; J.C. Moses e Charles Moffett alla batteria. 

La saga si apre con la festosa e danzante “Jitterbug Waltz” con in primo piano le evoluzioni flautistiche del nostro. Seguono la latineggiante “Music Matador” e l’accorata e solitaria preghiera d’amore di “Love Me” e ancora il duetto straripante con Davis,  in “Alone Togheter” nonché le struggenti note delle due parti inedite di “Muses for Richard Davis”. La febbre sale con la straripante “Iron Man” e i brividi sopraggiungono all’ascolto di “Come Sunday” ancora in duetto con   Davis. Nel secondo cd troviamo l’immensa “Burning Spear” altro esempio della grandezza di Dolphy e  la trascendenza sonora di  “Ode To Charlie Parker” una composizione di Jaki  Byard ancora in duetto. Il secondo cd si chiude con la bonus track “A Personal Statement” scritta da Bob James e registrata  nel marzo del 1964 che include il contributo vocale di David Schwartz.

Le sfaccettature della musica di Dolphy sono tante, come le innovazioni e le intuizioni che nella sua pur breve carriera ha saputo esprimere, lasciando nella storia del jazz un’impronta fondamentale per l’evoluzione di questo genere musicale. Quest’opera che Feldman e Newton hanno fortemente voluto ora è alla portata di tutti noi appassionati del jazz e credetemi è sicuramente irrinunciabile.


venerdì 1 febbraio 2019

CENTRODARTE19


A poco più di un mese dalla conclusione della stagione 2018, il Centro d’Arte torna a proporre la sua rassegna di musiche nuove e nuovissime, un cartellone sempre ricco di occasioni di scoperta per orecchie curiose e irrequiete. La proposta del Centro d’Arte parte da una concezione unica, che da sempre si sottrae alla logica della semplice distribuzione, ma è piuttosto un invito rivolto al pubblico a partecipare e condividere la ricerca che i curatori conducono insieme agli artisti. Musiche diverse, che sfidano generi ed etichette, vengono proposte in nove serate – ma altre ne seguiranno dopo la pausa estiva – a illustrare i molteplici linguaggi della contemporaneità, dal jazz alla composizione, dall’improvvisazione alla ricerca elettroacustica.

Radicato in una storia che si intreccia fin dalle sue origini a quella dell’Università, ma anche della vita musicale di una Padova sempre aperta sulle più vivaci esperienze internazionali, il Centro d’Arte propone sempre progetti originali, intrecciando collaborazioni dentro e fuori la città, con festival e rassegne affini e strutture di produzione attrezzate come SaMPL: il laboratorio di eccellenza del Conservatorio per il trattamento e la diffusione del suono che trasforma l’Auditorium cittadino in una formidabile macchina del suono per esperienze d’ascolto immersive. Questo è specialmente il caso della rassegna di ‘aperitivi acusmatici’ RADIA, che corre parallela ai concerti e offre rari ascolti in una dimensione conviviale.

Nel 2019 il Centro d’Arte muoverà dalla splendida Sala dei Giganti all’atmosfera raccolta del Torresino e all’Auditorium Pollini un pubblico sempre più curioso e consapevole, che sta crescendo in misura incoraggiante, anche grazie a una politica volta a favorire la massima accessibilità, specie ai giovani.

Centrodarte19 si apre l’1 febbraio nella storica cornice, come è ormai tradizione, della Sala dei Giganti, dove il Centro d’Arte è di casa da sempre. In scena gli Heroic Enthusiasts, due artisti ben noti al pubblico di Padova, ovvero il pianista Craig Taborn e il percussionista Dave King (già col trio Bad Plus). Un duo inedito, al suo debutto in Italia proprio al Centro d’Arte, le cui trame si possono soltanto immaginare alla luce delle dense biografie di entrambi, e che sull’idioma jazz innestano visioni sonore di molti e diversi mondi.
Tutti i dettagli della stagione 2019 qui

mercoledì 26 dicembre 2018

I CAPOLAVORI DEL JAZZ IN VINILE

Dal 28 dicembre


IL SUONO CALDO E AUTENTICO DEI CAPOLAVORI DEL JAZZ VERVE RIVIVE IN UNA COLLANA DI VINILI 33 GIRI FEDELI AGLI ORIGINALI!

Dal 28 dicembre Hachette Fascicoli lancia la collezione

 “I CAPOLAVORI DEL JAZZ IN VINILE” 

disponibile in edicola e sul sito www.jazzinvinile.it

HACHETTE PROPONE UN’OPERA UNICA: 

LA COLLANA DI VINILI DA COLLEZIONE 33 GIRI, 180 G CHE RACCOGLIE LE VOCI E LA MUSICA DELLE LEGGENDE DI VERVE MUSIC GROUP

I Capolavori del Jazz in Vinile è un viaggio sorprendente nel genere musicale che ha rivoluzionato la storia della musica del Novecento. Una raccolta essenziale di capolavori rigorosamente in vinile dedicata agli amanti del jazz, ai collezionisti e agli appassionati dell’alta fedeltà.

IL GRANDE JAZZ DA ASCOLTARE... 

La tensione spirituale di John Coltrane nel suo album capolavoro, l’inarrivabile Summertime di Gershwin interpretato da Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, il lirismo tormentato di Chet Baker a Parigi, le sperimentazioni armoniche dell’innovatore Gil Evans, il voluttuoso sound di Stan Getz, Dizzy Gillespie e lo spirito del be-bop, la regina del blues Billie Holiday…

lunedì 22 ottobre 2018

Secondo Solitario

 Alessandro Fedrigo

nusica.org


E' sul finire del 2011 che prende corpo un'idea di Alessandro Fedrigo, bassista. che predilige la chitarra basso acustica. Si tratta di nusica.org, etichetta discografica che ad oggi ha prodotto quattordici album, un catalogo inaugurato proprio dallo stesso Fedrigo con un lavoro per solo basso acustico intitolato Solitario, album di cui potete leggere la recensione qui. A distanza di sette anni arriva Secondo Solitario, nuovo capitolo del progetto del musicista di Treviso, in cui il nostro prosegue la sua esperienza, anche qui in totale solitudine, con uno strumento a quattro corde. E' un Fedrigo in totale simbiosi con il suo strumento, una condizione esclusiva che gli consente di esprimersi nell'intimo dei suoi sentimenti. Ed ecco allora, dopo l'iniziale “Nel vuoto” tutto dedito ad un uso estremo del suo strumento, “Marziana” dedicato alla moglie e “Fetita” scritto per la figlia. Due temi delicati prima sussurrati poi esclamati e pulsati con eleganza e decisione il primo; zigzagando e danzando il secondo, con dentro in entrambi la consueta porzione improvvisativa incastonata a perfezione e mai ostentata più di tanto. Per questo, c'è spazio e opportunità nelle due tracce intitolate semplicemente “Improvvisazione n.4” e “Improvvisazione n.5”. Poi c'è la ripresa di “Hipersteps” scritta dall'amico Nicola Fazzini, compagno di avventure musicali e altro nume tutelare dell'etichetta nusica.org. Una composizione che riprende la sequenza accordiale della famosa “Giant Steps” di Coltrane, qui restituita da Fedrigo in una versione straordinariamente intensa, intrisa della purezza del suono acustico. E ancora “Futuritmi” brano dal riff rockeggiante, scritta per l'XY Quartet, altra espressione della coppia Fedrigo-Fazzini. In chiusura l'articolata e cangiante “Hans” e la ricercata “Due Lune” un pò minimalista nei ritmi ma sofisticata nell'armonia. Il tutto in un lavoro concepito con raro equilibrio nei toni, nei suoni, nei tempi di durata dei brani,  in una riuscita sintesi tra scrittura e improvvisazione.

lunedì 8 ottobre 2018

La Stagione 2018 di musicaƒoscari

- ottobre dicembre 2018 -

comunicato stampa (estratto)


VENEZIA - In occasione dei 150 anni dalla fondazione, l’Università Ca’ Foscari Venezia presenta una nuova stagione concertistica per celebrare le diverse esperienze musicali che da anni prosperano all’interno dell’Ateneo caratterizzando la vita degli studenti, dei docenti e del pubblico cittadino sempre coinvolto nelle diverse iniziative. Tra queste l’Orchestra e il Coro attivi da oltre 40 anni, il Gruppo Vocale specializzato in polifonia rinascimentale e barocca, i Laboratori di sperimentazione musicale tra i quali spicca quello di improvvisazione e dai quali sono nati i gruppi studenteschi Elettrofoscari e Unive Ensemble, il Festival Jazz che dal 2013 propone un fitto cartellone di concerti e seminari che in una settimana vede esibirsi in diversi luoghi di Venezia altrettanti gruppi, musicisti internazionali e gruppi studenteschi, il tutto a partecipazione gratuita.

Per musicaƒoscari / stagione 2018 il cartellone si compone di due concerti jazz con ospiti internazionali, una nuova produzione affidata da Ca’ Foscari a giovani artisti emergenti, un evento interamente dedicato alla voce sia in termini musicali che filosofici e un concerto realizzato dagli studenti cafoscarini provenienti dai diversi seminari e Laboratori attivati quest’anno. 
Tutti i concerti si terranno all’Auditorium Santa Margherita e saranno ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.
La stagione si apre sabato 14 ottobre alle ore 21.00 con The Bad Plus, il trio jazz statunitense formato da Reid Anderson al contrabasso, Orrin Evans al piano e Dave King alla batteria. 

Lunedì 12 novembre alle ore 21.00 sale sul palco Mary Halvorson Octet con Away With You.
Mary Halvorson Octet è composto da Mary Halvorson chitarra, Susan Alcorn pedal steel guitar, Dave Ballou tromba, Jon Irabagon sassofoni, Ingrid Laubrock sax, Jacob Garchik trombone, John Hebert contrabbasso, Tomas Fujiwara batteria.

Il programma completo su www.unive.it/pag/29635/

sabato 6 ottobre 2018

Padova Jazz Festival 2018

dal 13.10.2018 al 24.11.2018

comunicato stampa
Un festival… expanded edition. Il Padova Jazz Festival si rinnova completamente per la sua ventunesima edizione, con oltre un mese di concerti dal 13 ottobre al 24 novembre. Uno sviluppo notevole rispetto alformat classico della manifestazione, concentrato in una sola settimana.
Nomi di spicco del jazz internazionale come Chick Corea, John Scofield, Joe Lovano ed Enrico RavaPat Martino, Jazzmeia HornFrancesco Cafiso saliranno sui palchi dei principali teatri (il Verdi e l’MPX) raggruppati in due weekend ad alto tasso spettacolare. Ci penseranno poi vari piccoli teatri e club (tra i quali spicca per importanza lo storico Caffè Pedrocchi) a rendere opulenta la proposta musicale del Padova Jazz Festival 2018, tra nomi ben affermati e giovani proposte, artisti statunitensi e italiani, esponenti del più classico swing e audaci modernisti.
Il Padova Jazz Festival è organizzato dall’Associazione Culturale Miles presieduta da Gabriella Piccolo Casiraghi, con il contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova e di Antenore Energia.

PROGRAMMA

Informazioni:
Associazione Culturale Miles
Via Montecchia 22 A, 35030 Selvazzano (PD)
Tel.: 347 7580904

Centro D'Arte18 2°parte

dal 10.10.2018 al 30.11.2018

comunicato stampa




Dopo la pausa estiva riprende Centrodarte18, con una decina di appuntamenti tutti in esclusiva italiana che incrociano composizione e improvvisazione contemporanea, jazz, elettronica. Lo sguardo sulla produzione musicale di oggi è sempre un’esplorazione ad ampio raggio cui partecipa un pubblico sempre più numeroso, eterogeneo e curioso. Il Centro d’Arte assicura poi massima accessibilità ai concerti con una politica di prezzi molto ridotti, e sempre 1 solo euro per gli studenti dell’Università di Padova.
La programmazione sarà in prevalenza caratterizzata, nella fase autunnale, dalla nuova composizione e dalle coproduzioni con il laboratorio SaMPL del Conservatorio Pollini di Padova. Sono previste una serie di iniziative dedicate a due compositori veneti strettamente legati alla vita musicale di Padova e Venezia, di cui ricorrono altrettanti anniversari: il 10 ottobre una monografia dedicata a Claudio Ambrosini festeggia con una ricca antologia i 70 anni del compositore veneziano, tra le più brillanti e originali intelligenze creative di oggi; segue il 23 ottobre un concerto in memoria del padovano Carlo De Pirro, prematuramente scomparso nel 2008 a cinquantadue anni, uno dei più originali compositori italiani della sua generazione. Un terzo concerto, in programma il 21 novembre, presenta una novità assoluta di Claudio Ambrosini per tre pianoforti, oltre a composizioni di Mauricio KagelJohn Cage, e la prima esecuzione italiana di Two Pieces for Three Pianos dello statunitense Morton Feldman.
A novembre si inaugura anche un'altra collaborazione importante con il Padova Jazz Festival, prestigiosa rassegna cittadina giunta quest'anno alla 21a edizione. Per il Festival il Centro d'Arte presenta in esclusiva Irreversible Entanglements (5 novembre), gruppo di punta della nuova scena creativa statunitense, e il libro Grande Musica Nera (21 novembre), che Paul Steinbeck ha dedicato alla storia dell'Art Ensemble of Chicago.
Completa la rassegna un doppio concerto speciale, il 30 novembre, con lauroshilau (Pak Yan Lau, Audrey Lauro, Yuko Oshima), un trio tutto al femminile che rappresenta la nuova generazione di improvvisatori europei, e il duo formato da Mats Gustafsson Christof Kurzmann, protagonisti assoluti della scena free jazz mondiale.
Una consistente addizione al programma di Centrodarte18 è infine rappresentato da RADIA, nuova iniziativa in collaborazione con il SaMPL del Conservatorio: una rassegna di sei aperitivi acusmatici” nei quali il pubblico potrà ascoltare, nello straordinario sistema surround dell’Auditorium Pollini, una scelta di lavori tra musica, arte acustica, sound art, radiofonia e fonografia.

Ferrara in Jazz 2018 – 2019

dal 05.10.2018 al 30.04.2019

comunicato stampa (estratto)



La kermesse prende il via venerdì 05 ottobre 2018 con la magnetica verve dell’apprezzata Tower Jazz Composers Orchestra, ovvero i venti elementi che costituiscono la resident band del Torrione coordinati da Piero Bittolo Bon e Alfonso Santimone e coadiuvati, per l’occasione, dal polistrumentista africano Kalifa Kone.
Con tre serate settimanali - venerdì, sabato e lunedì – Ferrara in Jazz giungerà al termine a fine aprile 2019, dopo aver dispensato, ad un pubblico sempre più vasto, sette mesi densi di concerti animati da protagonisti assoluti del panorama internazionale, serate dedicate a talenti emergenti e novità discografiche, nuovi itinerari musicali ed esposizioni, per un totale di circa 80 appuntamenti che abbracciano il linguaggio jazzistico a 360° gradi, valicando confini geografici e di genere.
Nel fine settimana, in particolare, si esibiranno icone della musica afroamericana quali Pat Martino, Marc Ribot, Steve Swallow, Georges Cables, Avishai Cohen, Mark Turner, Steve Wilson, Uri Caine, Oliver Lake, Toninho Horta, Bill Carrothers, Steve Nelson, Ethan Iverson, Eric Alexander, Adam Nussbaum, Tom Rainey, James Brandon Lewis, Joel Frahm, Aaron Diehl, Justin Kauflin, Craig Taborn, Eric Friedlander, Jamie Saft, Bobby Previte, Tim Berne, Larry Ochs, Chris Speed e Kurt Rosenwinkel. Tra gli italiani menzioniamo Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso, Piero Odorici e molti altri ancora.

Per conoscere il programma di tutti i concerti cliccate qui

lunedì 24 settembre 2018

Zero

Matthew Shipp

Esp


di Giuseppe Mavilla

In quartetto, in trio, ma anche in duo, nonché al piano solo, il pianista e compositore Matthew Shipp è da sempre attivissimo sulla scena jazz newyorkese, in questo ultimo album Zero, pubblicato per la Esp in contemporanea con Sonic Fiction, altro album realizzato sempre per la stessa etichetta ma in quartetto con Whit Dickey, Michael Bisio e Mat Walerian, il nostro, reinventa in totale solitudine il concetto di improvvisazione attraverso undici brani tutti autografati. Nessun elemento ispirativo dell'opera, lo Zero del titolo non è una scelta casuale e così l'apertura, con la title track, è densa di fraseggi improvvisati interrotti qua e là da un tema lirico che spiazza per l'intensità espressiva che esplica. E' un musicista, Shipp, che sembra anche questa volta elevare il suo strumento, renderlo maestoso, assolutamente coinvolgente, come accade quando le sue gesta alla tastiera si vestono di una velatura classicheggiante. Ed ecco “Abyss Before Zero” minimalista nell'intro e nella prima parte, tutta in crescendo nella seconda. E' ciò che ritroviamo anche in “Cosmic Sea” che arriva dopo due episodi contrassegnati da un'urgenza espressiva incalzante tanto quanto la ragnatela di note di “Skip and a Jump” che precedono uno dei brani più sofisticati dell'intero album: “Zero Subtract From Jazz” che si apre con un tema accattivante e si eleva in varie direzioni prima di lasciare la scena ai rivoli blues di “Blue Equation”. A chiudere “After Zero” quasi una conseguenza, una deduzione di quanto percorso attraverso i dieci brani che hanno preceduto quest'ultima. Shipp abbandona i risvolti swinganti, le sfumature classicheggianti e le tortuose traiettorie improvvisative sulle quali ci eravamo imbattuti per dare spazio ad un ballad rarefatta, spigolosa e dai toni freddi che a tratti ammicca una debole melodia mentre inciampa su improvvisati ostinati e grovigli di note. 
Uno sguardo al futuro? ..........di certo un altro tassello di pregevole fattura nella discografia di Shipp.

domenica 6 maggio 2018

Il quartetto The Sync e il trio di Sylvie Courvoisier al Torresino di Padova

Un altro appuntamento della rassegna del Centro D'Arte 2018.
di Giuseppe Mavilla

28 aprile 2018




Questa volta è stato una sorta di doppio concerto, quello svoltasi al Torresino di Padova il 28 aprile scorso, un'altra tappa della rassegna che ogni anno  Veniero Rizzardi, Stefano Merighi e Nicola Negri curano per il Centro D'Arte degli studenti dell' Università di Padova. Rassegne che raccolgono puntualmente fior di consensi, sempre strameritati, perché ogni anno nelle consuete location che ospitano i concerti, Sala dei Giganti di Liviano e Teatro Torresino, arrivano musicisti esponenti di quell'area più avant e più stimolante del jazz contemporaneo.

domenica 22 aprile 2018

D'Agala

Sylvie Courvoisier Trio

Intakt


Se si va a leggere la biografia della pianista svizzera Sylvie Courvoisier si scopre con quali musicisti si è trovata a suonare (John Zorn, Mark Feldman, Mary Halvorson, Ingrid Laubrock, Tim Berne, Joey Baron, Joëlle Léandre,Butch Morris, Evan Parker, Nate Wooley, Tomazs Stanko, Susie Ibarra, Wadada Leo Smith) solo per citarne alcuni e quanti album ha inciso (25 da leader e altrettanti come co-leadert) e allora ci si rende conto di quale sia la statura artistica della musicista nata a Losanna ma dal 1998 cittadina di Brooklyn.

Tutto ciò per introdurvi nella sfera artistica della Courvoisier che ha inciso questo album  in trio con Drew Gress al contrabbasso e Kenny Wollesen alla batteria. 

Una serie di brani, nove in tutto, ognuno dei quali dedicati ad altrettanti personaggi, a partire dall'iniziale “Imprint Double” dedicata al padre Antoine, percussiva, dirompente, con pause minimalistiche che accennano delicate riflessioni liriche. Brano variegato con aperture pianistiche di ampio respiro che da già l'idea di una musicista che abbraccia, sia nella composizione che nell'interpretazione, vari ambiti come quello del jazz più libero, infatti troviamo “E'clats For Ornette” dedicata ad Ornette Coleman, con i tratti urgenti e free tipici del musicista a cui è ispirata. Ci sono poi elementi del mondo classico e del jazz più avanzato così ben affiancati in “Simone” dedicata alla francese Simon Veil; c'è tristezza e introspezione nella title track, intrisa di minimalismo e dedicata alla pianista Geri Allen, scomparsa nel giugno del 2017. A seguire ancora un omaggio ad una pianista, la conterranea Irène Schweizer, paladina di grandi incursioni in ambito free qui peraltro rappresentate magnificamente, rese vivide e pulsanti da una sezione ritmica, la coppia Gress-Wollesen, veramente esemplare.

Si chiude con la celebrazione di un altro musicista scomparso, il chitarrista John Abercrombie, con “South Side Rules” introdotta dal binomio ritmico e illuminata, di seguito, dal pianismo intenso e cangiante della Courvoisier.

D'Agala è la prova maiuscola di una grande musicista e del suo trio.

Giuseppe Mavilla

mercoledì 18 aprile 2018

Hecate’s Hounds

Dogwood

nusica.org


E’ l’inedito duo italo americano Dogwood a firmare la dodicesima produzione di nusica.org, un duo che di fatto potrebbe definirsi a stelle e strisce vista la residenza newyorkese del musicista, chitarrista italiano, Nico Soffiato, veneto di Padova, ormai da tanti anni cittadino di Brooklyn, New York, e dal contrabbassista Zach Swanson originario del Massachusetts, ma anche lui da tempo a Brooklyn.

Due musicisti che vivono e sono parte della scena musicale di quella città, aperti a varie tipologie di esperienze in ambito jazzistico come Soffiato che fa parte tra l'altro dell' Ost Quartet di cui qui troverete la recensione di un album, mentre Swanson è da sempre attivo per qualsiasi genere di collaborazione musicale. 

In questo album, insieme, danno vita a un dialogo fitto, a volte soffuso, altre volte intrigante, a tratti improvvisato. Un dialogo, comunque, sempre impinguato da una straordinaria voglia di celebrare il jazz attraverso dieci brani originali, autografati, nella maggior parte dei casi, dal chitarrista italiano. È un intreccio sonoro sfaccettato, una ragnatela di note da cui sbucano qua e là accenni di melodie, blues ballad, ricercatezze d'avanguardia e appunti cameristici. 

Lampi di luce e fumosi angoli bui di assoluta introspezione.


martedì 17 aprile 2018

Orbite

XY Quartet

nusica.org


L'undicesima produzione dell'esclusiva etichetta nusica.org è il terzo lavoro discografico dell'XY Quartet di Nicola Fazzini e Alessandro Fedrigo, due dei musicisti più rappresentativi dell'etichetta trevigiana. Rispettivamente al sax e alla chitarra basso acustica, sono affiancati da Saverio Tasca al vibrafono e Luca Colussi alla batteria in un album ispirato alle prime avventure spaziali di cui furono protagonisti i cosmonautici russi e statunitensi e a cui sono intitolati i vari brani. 

Con questo lavoro si fa sempre più definita ed esclusiva l'identità del quartetto e si fa sempre più raffinata e ricercata l'espressività che lo contraddistingue. Un layout in cui si rafforza una certa predisposizione a rendere fluida e articolata l'esecuzione e in cui si riservano notevoli spazi all'improvvisazione. Su questo versante si muovono il vibrafono di Tasca e il sax di Fazzini tra i quali si inserisce puntualmente  anche la chitarra basso acustica di Fedrigo, vero specialista e cultore di questo strumento. Fazzini è chiaramente la vocalità primaria del quartetto, Tasca l'elemento illuminante le traiettorie dello sviluppo del brano e le sinergie tra i vari strumenti; Fedrigo e Colussi deputati alla ritmica che da corpo e vigore alle dinamiche sonore. Quelle che si ascoltano sono otto tracce nate dalle fervide menti di tre dei quattro componenti il quartetto, tre composizioni a testa per Fazzini e Fedrigo e due per Tasca, che danno l'idea di un jazz fortemente ancorato all'esercizio compositivo, una scrittura che apre sempre all'improvvisazione strutturata ad incastro all'interno dei brani. 

In definitiva l' XY Quartet con Orbite continua a tracciare geometrie sonore inedite, un'infuso di ambient cameristico e stratificazioni colemaniane tutte da ascoltare e approfondire, anche attraverso l'ampia documentazione, partiture e altro, disponibile sul sito dell’etichetta.


giovedì 12 aprile 2018

Intervals 1

Franco D'Andrea Octet

Parco della Musica



Dopo le esplorazioni in trio degli ultimi tre album della sua discografia, quelli pubblicati tra l'aprile 2016 e il febbraio 2017, Trio Music vol.1-2-3, Franco D'Andrea riunisce i sei musicisti che con lui hanno suonato in questi lavori e  con l'aggiunta di un chitarrista, forma  un ottetto per un progetto inedito: Intervals 1, registrato dal vivo al Parco della Musica di Roma il 21 marzo 2017 e di cui in autunno verrà riproposta una versione in studio. Otto brani originali concepiti e interpretati, oltre che dallo stesso D'Andrea al pianoforte, da Andrea Ayassot ai sax alto e soprano; Daniele D'Agaro al clarinetto; Mauro Ottolini al trombone; Enrico Terragnoli alla chitarra; Aldo Mella al contrabbasso; Zeno De Rossi alla batteria e Luca Roccatagliati alle elettroniche. 

E' un D'Andrea che apre nuovi orizzonti alla sua musica, che guarda con grande attenzione ad una espressività densa di free, seppure non manca una sorta di strutturazione degli interventi e degli inserimenti che danno vita allo sviluppo dell'idea che sta alla base di ogni brano. E' inoltre un D'Andrea che riporta nell'ottetto quanto già sperimentato in uno dei tre album in trio e più specificatamente nell'ìncontro con il dj Rocca (al secolo Luca Roccatagliati) mentre è totalmente inedito il coinvolgimento del chitarrista Enrico Terragnoli. Il risultato è un album intenso che si apre con un esercizio stilistico del leader che traccia poi le coordinate di quello che sarà il tema del brano che prende forma gradatamente e che si sviluppa in un crescendo vorticoso fino a culminare in una apoteosi corale di libera espressività, prima che tutto si affievolisca per poi scemare. E' invece una sorta di interludio l'intro di “Afro Abstraction” tutto ad appannaggio dei fiati, lamentosi, borbottanti, mentre si fa avanti la ritmica ipnotica, incalzante, ricca di ostinati che intersecano gli interventi svolazzanti di ogni componente l'ottetto. Arduo descrivere tutto ciò che si genera nei 12 minuti di durata del brano che precede la terza traccia “Intervals 2 / m2+m3” che si apre sulle note quasi hard-rock della chitarra di Terragnoli e le elucubrazioni elettroniche di Dj Rocca prima che il tutto si trasmuti in un incedere blues. 

Man mano che l'ascolto scorre di brano in brano ci si rende conto della potenzialità artistica del pianista di Merano di cui non finiremo mai di scrivere anche a costo di annoiare i nostri lettori, un musicista mai appagato di novità e sempre alla ricerca di stimoli nuovi e di sfide intriganti. Nel contesto dell'album in oggetto è straordinaria la capacità sua e dei suoi musicisti di fare sintesi tra tradizione e contemporaneità, basta ascoltare “Intervals 3 / Old Jazz”, di amalgamare suoni elettrici e acustici senza risultare inopportuno e banale, di concepire un'opera certamente unica nella produzione del jazz di oggi. Un musicista che potrebbe sedere sugli allori di una produzione che abbonda di preziose perle sonore a partire da quelle firmate “Perigeo” e che passa ancor prima attraverso un'altra opera unica della sua ampia discografia, quel Modern Art Trio registrato nell'aprile del '70 a Roma insieme a Franco Tonani alla batteria e Bruno Tommaso al contrabbasso. 

Tornando alla realtà di oggi devo aggiungere che D'Andrea con il progetto Intervals interpreta come meglio non potrebbe il concetto di jazz legato alla estemporaneità, ovvero alla sua essenza primaria dell'improvvisazione e quindi connesso alle condizioni ambientali e umorali di ogni singolo musicista. Ed ecco quindi la felice ed opportuna scelta di riproporre in autunno lo stesso progetto, questa volta però attraverso una registrazione in studio, come già anticipato in apertura di questa recensione. 

Nell'attesa godiamoci Intervals 1 una felice intuizione, un'opera di valore assoluto.