giovedì 28 novembre 2013

Piano Sutras

Matthew Shipp

Thirsty Ear


Immenso come sempre il piano solo di Shipp come già accaduto in passato in ognuno delle tante produzioni del pianista americano. Immenso e dilatato per vari latitudini di genere. Tecnicamente passionale e irripetibile, denso di frenesia e di trasporto, alterna cambi di tempo a sottili riflessioni. Ė già dall'iniziale traccia, quella che da il titolo all'album, che si evidenziano questo peculiarità, oppure dall'alienazione quasi drammatica di “Surface The Curve”. Si rischia di rendersi ripetitivi e monotoni a citare ogni brano come a stilare un catalogo. Shipp è un torrente di note che il suo pianoforte restituisce incredibilmente veritiere e reali. Emozioni vibranti di vitalità, riflessioni di stati d'animo e di pensieri. Le sue mani premono sui tasti e rilasciano le elaborazioni sonore di un straordinario musicista capace di esprimere la grandezza della coltraniana “Giants Steps” in poco più di un minuto attraverso una personalissima interpretazione o di passare alla dura e spigolosa “Uncreated Light” con naturalezza e impensabile logicità. Una ragnatela di episodi che si susseguono dispiegando una identità e nel contempo un appropriato divenire che conduce con leggerezza e velocità verso la conclusione delle selezioni. Il tutto non prima d'aver apprezzato l'atmosfera intensa e sottilmente lirica di ”Space Bubble” o gli eloquenti fraseggi di “Nefertiti” di Shorter-riana memoria, fino alla conclusiva, inarrivabile e irriducibile “The Indivisible”. Questo cd è nei fatti un'altra prova superba di un musicista che ha innovato il rapporto con il pianoforte, che ha saputo leggere nella tradizione metabolizzandone i tratti essenziali. Un musicista che in solitudine o in connubio sa sempre distinguersi e rivelarsi in tutta la sua magnificenza di artista.

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