mercoledì 2 ottobre 2019

Ain't Nothing But a Cyber Coup & You

Mark Dresser Seven

Clean Feed


di  Giuseppe Mavilla

Nuova produzione per il Mark Dresser Seven, dopo l'ottimo Sedimental You del 2016. Ancora affiancati ritroviamo Nicole Mitchell ai flauti; Marty Ehrich ai clarinetti e sax; Keir GoGwilt, avvicendatosi in questa occasione a David Morales Boroff, al violino; Michael Dessen al trombone; Joshua White al pianoforte; Jim Black alla batteria e lo stesso Dresser al contrabbasso. Questo, Ain't Nothing But a Cyber Coup & You, lo vede ricordare la scomparsa del sassofonista Arthur Blyte e del pianista Butch Lacy, musicisti con i quali Dresser ha suonato. A loro sono ispirati e dedicati rispettivamente la traccia di apertura, "Black Arthur's Bounce" (in memoria del sassofonista Arthur Blythe) e quella di chiusura dell'album, "Butch's Balm" (in memoria del pianista Butch Lacy) la prima caratterizzata da un tema ritmato dai risvolti funky e dai soli di tutti i componenti il settetto; la seconda dall'atmosfera pacata a volte struggente, una sorta di nenia nel ricordo di Lacy.

sabato 28 settembre 2019

FONTEROSSA meets BLUERING OPEN ORCHESTRA


Laboratori di improvvisazione 2019/20
Laboratori di improvvisazione ed esecuzione di partiture non convenzionali
Da novembre 2019 a maggio 2020, 7 giornate di workshop e concerti con maestri di spicco della scena musicale nazionale ed internazionale.

L'Associazione Culturale “BlueRing-Improvisers” (nelle figure di Tobia e Michele Bondesan e Giuseppe Sardina), attiva da anni nella promozione della ricerca, dell'improvvisazione, della sperimentazione e nell'organizzazione di eventi e workshop in ambito musicale, rinnova anche per l'anno 2019/20, in collaborazione con Pisa Jazz e Fonterossa Records di Silvia Bolognesi, il laboratorio “FONTEROSSA meets BLUERING OPEN ORCHESTRA: laboratori di improvvisazione ed esecuzione di partiture non convenzionali”.

Padova Jazz Festival 2019


22° edizione
25 ottobre - 23 novembre 2019

Padova Jazz Festival piano edition. La ventiduesima edizione della kermesse padovana, in scena dal 25 ottobre al 23 novembre, punta decisamente sui pianisti, convocando un cast in cui brillano i pianoforti di Raphael GualazziMonty AlexanderKenny BarronVijay IyerBenny GreenAaron Diehl, nonché l’organo di Dan Hemmer, che si intreccerà alla batteria di Steve Gadd.

Ferrara in Jazz 2019 – 2020


Ferrara In Jazz XXI edizione I Presentata la prima parte di stagione con ENRICO RAVA, BILL FRISELL, FABRIZIO BOSSO, CHRIS POTTER, URI CAINE e moltissimi altri...

Si dice spesso che la vita inizia a quarant’anni. Di certo il Jazz Club Ferrara - sulla scena dal 1977 senza alcuna interruzione - pare non sentirli, anzi, la maturità gli ha giovato conducendolo ad imporsi tra i più importanti jazz club europei, conseguendo prestigiosi riconoscimenti: dall’inclusione nella guida alle migliori jazz venues del globo stilata dall’internazionale DownBeat Magazine, al podio del Jazzit Awards nella categoria “Jazz club Italia” da sette anni a questa parte.

Centrodarte19 Seconda parte


Nuovi appuntamenti Centrodarte19 per un autunno denso di eventi imperdibili tra jazz, elettroacustica, opera multimediale

Dopo l'anteprima, salutata da un grande successo di pubblico, con il concerto dei Four Blokes di Louis Moholo-Moholo, si prepara un fittissimo autunno per Centrodarte19: ben quattordici serate si svolgeranno da qui a fine dicembre, offrendo una gamma di occasioni d’ascolto mai come quest’anno fitta di proposte, che vanno dal jazz alla musica strumentale/elettroacustica, alla performance solistica, all’opera multimediale.

mercoledì 21 agosto 2019

Vesper and Silence

Roberto Bonati

Parma Frontiere


di Giuseppe Mavilla

Molti anni fa un amico mi invitò ad ascoltare una registrazione in cui suonavano due bassisti, Jimmy Garisson e Reggie Workman. Il brano era India di John Coltrane. Da quel momento, dopo aver ascoltato quella musica ed essere entrato in contatto con quel suono, ho deciso che avrei suonato il contrabbasso”

Si esprime così il contrabbassista Roberto Bonati in un breve estratto dalle note di presentazione del suo ultimo album Vesper and Silence inciso per l'etichetta Parma Frontiere. Dopo varie esperienze con orchestre e più o meno piccoli ensemble (di lui ho già scritto in questo blog recensendo il suo Heureux Comme Avec Une Femme, inciso con la cantante Diana Torto nel 2014,  potete leggerne qui la recensione) Bonati confeziona un album registrato dal vivo in una location quasi magica: l'Abbazia di Valserena, magnificamente adatta al layout espressivo del contrabbassista. Si tratta di una chiesa del XIII secolo, situata nella periferia nord di Parma dove il 20 luglio del 2017, davanti ad un pubblico attento, Bonati ha proposto i dodici brani che costituiscono la selezione musicale di questo cd. 

Il tutto attraverso un rapporto simbiotico con il suo contrabbasso e l'utilizzo di un linguaggio variegato che incorpora modalità espressive di vari generi musicali che danno l'esatta dimensione delle potenzialità sonore del contrabbasso e di quella che è, così come la definisce lo stesso musicista parmense, la sua reale anima musicale. 

L'apertura è con la title track, che mette in evidenza un approccio fisico con lo strumento, come un voler prenderne contatto, saggiandone le peculiarità più acerbe. Poi dopo una sorta di loop elettrico ecco elevarsi, nell'atmosfera intimamente rarefatta dell' Abbazia, una delicata melodia. Il musicista ha impugnato l'archetto, il suono sembra danzare negli ampi spazi e fra le arcate del tempio. La successiva “Morning On A Winter Shore” in continuità con la precedente ha umori improvvisativi, è incalzante, estrosa. La traccia n.4 “An Angel Game” ha un andamento classico prima che Bonati metta da parte l'archetto e ci presenti il suo contrabbasso jazz con “Mr on Hammer on”. Un brano dall'urgenza espressiva debordante che trasmuta in divenire nella lirica, fluida e ritmicamente sostenuta “October 13th” brano dalla struttura tipicamente jazz con esposizione del tema, improvvisazione e ripresa del tema. 

Poi è “Campane” a sorprendermi, un'apoteosi tra musicista e strumento tra svariate mutazioni di umori e ritmi, dall'etnico al jazz più avanzato. E come non citare la ricerca di timbri e suoni sperimentali di “Trumpeting and Dance” e così fino alla fine non si riesce a rimanere insensibili ad un'opera veramente riuscita e straordinariamente interessante.  

In definitiva questo lavoro di Roberto Bonati si colloca tra i migliori album fin qui prodotti, in europa ed oltre oceano, nel 2019. 


giovedì 11 luglio 2019

Epistrophy

Bill Frisell / Thomas Morgan

Ecm



di  Giuseppe Mavilla

Il chitarrista Bill Frisell ha coniugato nel tempo la sua espressività musicale in innumerevoli declinazioni cercando e trovando commistioni con vari generi ed oggi è certamente un'icona di grande riferimento per il jazz contemporaneo e non solo. In questi ultimi due anni il suo incontro con il giovane, ma ormai affermato contrabbassista, Thomas Morgan ci ha regalato due splendidi album, Small Town e questo Epistrofy, entrambi registrati dal vivo al Village Vanguard di New York nel marzo del 2016. Il primo uscito nel 2017, il secondo rilasciato in questo 2019 e di cui mi occupo qui di seguito.

Con una selezione di nove brani che mette insieme alcune ballads del pregiato songbook americano, noti standard del jazz, una perla dalla sua collaborazione con il batterista Paul Motian e la ripresa, come già era avvenuto in Small Town, di un brano tratto dalla colonna sonora della serie televisiva dedicata a James Bond, il duo Frisell / Morgan ci immettono in una dimensione intima e raffinata in cui ogni brano è cesellato con personalissima maestria e ricercatezza.

Episodi sonori che il linguaggio delicato e l'esposizione analitica di ogni parte scritta o improvvisata, a secondo dei casi, rendono esclusivi. Dall'iniziale, a dir poco deliziosa "All in Fun" del  1939 a firma Jerome Kern, alla conclusiva gemma "In the Wee Small Hours of the Morning", scritta da David Mann nel 1955 per Frank Sinatra, è tutto un susseguirsi di fraseggi lirici, di dialoghi compiacenti, di invenzioni inedite nate tra le note risapute di questi classici senza tempo. In tutto questo Frisell e Morgan sanno dove incrociarsi, dove affiancarsi, dove l'uno andrà a chiudere la frase dell'altro. 


Tra inflessioni jazz, sconfinamenti blues, spruzzate di tex-mex e melodie incorniciate, eccoli portare in trionfo il medley "Wildwood Flower / Save The Last Dance For Me" inaspettato e godibile; l'estasi soprannaturale di "Mumbo Jumbo" pescata nel repertorio del trio Paul Motion, Joe Lovan, Bill Frisell, dove si va oltre ogni canone di risaputa musicalità e si celebra la grandezza del grande batterista; l'ebrezza nostalgica dell'indomabile Bond in "You Only Live Twice" e il fascino senza tempo di un classico di Billy Strayhorn prima di finire imbrigliati nella fitta ragnatela ritmica della title track o scoprire di essere preda dell'avvolgente feeling di "Pannonica".  


mercoledì 12 giugno 2019

Stone

Satoko Fujii

Libra



di Giuseppe Mavilla

C’è una musicista unica nel panorama musicale contemporaneo con una ampia visione del jazz che spesso travalica per invadere altri orizzonti espressivi. E’ la pianista Satoko Fujii, sicuramente prolifica più di quanto si possa immaginare, con le sue orchestra sparse in varie parti del mondo, i diversi gruppi di cui è parte, il sodalizio con Natsuki Tamura, suo compagno di vita e le collaborazioni più o meno durature con vari musicisti. Lo scorso anno ha superato ogni aspettativa realizzando un album al mese per dodici mesi e celebrando in questo modo i suoi sessantanni. 

Ad oggi la sua vena espressiva non mostra segni di cedimento se è vero che ha già pubblicato un nuovo album che, allo stesso modo della sua prima uscita del 2018, è un lavoro in totale solitudine. Questo recente Stone è però totalmente diverso dal solo dello scorso anno che evidenziava la vena lirica della pianista nipponica, è un album di ricerca, di approfondimento delle potenzialità espressive del pianoforte. Un gioco di invenzioni sonore, contaminando ogni parte dello strumento, generando un’ espressività che oltrepassa gli aspetti tradizionali e libera rumori ambientali e inusuali, magari attraverso l’uso di vari oggetti che nulla hanno a che vedere con uno strumento musicale.

E allora accade che, ad esempio, la sua mano destra lavori sulla tastiera e la sinistra si intrufoli fra le corde interne o viceversa. Si inizia con “Obsius” minimalista, scarna e un po’ spettrale, seguita da “Trachyte” un impulso ostinato come un pensiero fisso e minimi segni di presenze umane. All’improvviso una parentesi lirica “River Flow” che trascende la cruda e rumorosa realtà della successiva “Lava” rumore di tuoni  prima che giunga la magia dei tasti bianchi e neri. E allora è una festa, un diluvio di note, la materia è diventata arte. E ancora “Icy Wood” un feedback, una nota, un fraseggio, un suono dal cuore dello strumento, una melodia che prova a prendere vita e il pianoforte conquista la scena. Sarà così fino alla fine, tra suoni distorti, ritorni al minimalismo, rumori urbani e lampi di liricità.

Ed è la sua arte, l’arte di una musicista, Satoko Fujii, che non pone confini e limiti alla sua creatività, appassionata e determinata a ricercare ogni possibile soluzione esplorativa del suono, della composizione, dell’improvvisazione.